L’agente di viaggio del futuro sarà un inspirational travel designer

«Le agenzie di viaggio tradizionali sono morte? La risposta è sì». Non usa mezze misure Valerio Betti, co-fondatore di Allenamente Coach and Consulting, nel suo seminario “Dall’agente di viaggio all’inspirational travel designer”. Ma la provocazione è solo uno sprono per capire come “ridisegnare” il mestiere e farlo nel migliore dei modi. «Serve un nuovo modo di intendere l’agente di viaggio – prosegue Betti -, i paradigmi di una volta si sono rotti e, ora, è necessario cambiare per esistere».<img class="size-medium wp-image-6362 alignleft" src="http://www.travelopendaily.com/wp-content/uploads/2016/10/20161013_113259_resized-221×300.jpg" alt="Valerio Betti" width="221" height="300" srcset="http://www losartan 50 mg tablet.travelopendaily.com/wp-content/uploads/2016/10/20161013_113259_resized-221×300.jpg 221w, http://www.travelopendaily.com/wp-content/uploads/2016/10/20161013_113259_resized-768×1043.jpg 768w, http://www.travelopendaily.com/wp-content/uploads/2016/10/20161013_113259_resized-754×1024.jpg 754w, http://www.travelopendaily.com/wp-content/uploads/2016/10/20161013_113259_resized.jpg 935w” sizes=”(max-width: 221px) 100vw, 221px” />

Nel pensiero di Betti, la vecchia concezione del lavoro dell’agente era simile a un “piazzista di viaggi”, che piazzava, per l’appunto, un buon prodotto, tarato sulle esigenze standardizzate del cliente. «Ma il cliente si è evoluto e il prodotto semplice lo compra online».
Il vero cambio di rotta, a detta del coach, consiste nel passare dal «prodotto al centro, al cliente al centro, perché solo il cliente soddisfatto ricompra il prodotto».
E allora scatta un nuovo approccio da tenere, ovvero essere un agente “terapeuta”, capace di cogliere i bisogni “inespressi” dei clienti ed evitare al cliente le vacanze “psicologicamente sbagliate”.

Sembrano concetti molto vaporosi ma in realtà, per Betti, si tratta solo di un atteggiamento diverso. «Una volta che il cliente entra in agenzia non bisogna fermarsi alla richiesta “conscia” – sostiene -, se no ci lascerò sempre per internet con la percezione, perché spesso solo di quella si tratta, di risparmiare. Andare “oltre” non è complicato, forse è complesso. Pensiamo a vendere uno stile di vita, non un prodotto, con al centro la persona che va prima ascoltata e dunque guidata. Le domande da porsi sono molto semplici: cosa serve al mio cliente? Come posso essergli utile? E soprattutto, cosa gli serve per essere felice?».
D’altra parte, chiudendo con la provocazione iniziale di Betti, le agenzie saranno anche morte ma gli agenti di certo no. «Il marketing 3.0. vuole strumenti che ripartono dalle persone – conclude il coach -. Non è un caso che Airbnb abbia una rete commerciale fatta di persone che girano costantemente o, ancora, che un colosso del web come Amazon, abbia deciso di aprire dei negozi in strada».
E dentro, oltre ogni tipo di prodotto, ci metterà delle persone.

Stefano Gianuario