IN USA PIACE L’AGENZIA FATTA IN CASA

stati_unitiSe la vittoria di Donald Trump produrrà effetti negativi o positivi sul turismo americano lo vedremo solo vivendo, come dice la canzone. Intanto però dagli Stati Uniti notizie certe – e buone – stanno arrivando, eccome. E ce ne rallegriamo soprattutto considerando che in Italia di solito talloniamo, a breve giro di mesi, le tendenze americane. La notizia, riportata da Usa Today, è che lo zoccolo duro delle 70mila agenzie in carne e ossa (contro le 120mila del 2003) che hanno resistito agli attacchi dell’online, vale a dire dei vari Expedia, Travelocity, TripAdvisor, CruiseCritic, Hotels.com, e così via, si sono fatte le ossa e stanno debuttando in una nuova stagione se non ancora di successi, almeno di sicura crescita. Non solo. I dati Asta (l’agenzia che riunisce le adv statunitensi) a cui fa riferimento il quotidiano, indicano anche qual è l’agente di viaggi ad avere la meglio su tutti: è l’home-based, quello che lavora da casa, avendo abbandonato le rutilanti vetrine sulle main street e facendo consulenza con modalità elastiche (quanto agli orari) e personalizzate (quanto alla modalità).

Ma andiamo con ordine. Secondo il quotidiano più diffuso negli Usa, da un lato i clienti cominciano a trovare un po’ faticoso districarsi nei meandri infiniti e senza rete della…rete (ci si perdoni il gioco di parole); dall’altro cercano una sicurezza, un’attenzione personalizzata e una certezza di rimborsi, in caso di problemi o cancellazioni, che l’online non può dare. “La clientela che decide di rivolgersi a un’agenzia tende a disporre di un budget più elevato: si va per pianificare i viaggi più complessi o quelli internazionali o in luoghi in cui non si è mai stati”, ha commentato Kevin Wang, direttore ricerca e sviluppo dell’associazione degli adv, “Si sta tornando a comprendere che l’agente professionista può migliorare l’esperienza di viaggio complessiva.”

Ha fatto notizia nel 2010, durante le vacanze di Natale, l’annullamento di 10mila voli, con le compagnie aeree, le Olta e gli altri siti di prenotazione completamente intasati e in tilt, e quindi impossibilitati a riprenotare, mentre non sono stati pochi gli agenti di viaggio che alle 2 di notte hanno risposto al telefono dei propri clienti aiutandoli a trovare nuove disponibilità. Ecco dunque che il ritorno in agenzia, anche da parte dei più riottosi Millennials, trova le sue spiegazioni.

I dati Asta– in un rapporto presentato durante la conferenza nazionale di NACTA (l’associazione per la formazione di Asta) la scorsa settimana – parlano chiaro: il giro d’affari delle agenzie cresce di un 5% annuo dal 2011 con previsioni del 6% per l’anno in corso, e il numero degli agenti sta inesorabilmente crescendo.

Ma ancora più chiaro è quale tipologia di agenzia è in netta ascesa: il vero incremento, dal 7% del 2003 al 44% del 2016, è rappresentato da quegli adv che hanno chiuso le loro vetrine luccicanti sulle arterie principali e si sono chiusi (si fa per dire) tra le quattro mura domestiche dotati solo di computer e telefono. Insomma il vero balzo lo stanno facendo le agenzie home-based che offrono un servizio di assistenza personalizzata imperniata su esperienza, professionalità e grande capacità di districarsi in quel mare magnum di informazioni che ormai il web mette a disposizione. Consulenti del travel, disponibili a orari impensabili per chi ha un negozio, con costi minori ma con dedizione a tempo superfull. E, vista la mentalità a stelle e strisce, per cui il tempo ha un valore (monetario), si sta diffondendo la consuetudine di pagare delle fee per la consulenza. Che alla fine la prenotazione vada in porto oppure no. Perché non si paga il costo del negozio su strada, ma il tempo, prezioso, dell’agente.