Enzo Carella, Ventaglio: «Non mi sono mai piaciute le cose facili»

Enzo Carella, amministratore delegato del VentaglioVentaglio torna sul mercato con le agenzie di viaggi: «Il nostro è un prodotto assistito, siamo solo in agenzia». Lo ha detto al Gallia di Milano Enzo Carella, l’amministratore delegato, annunciando insieme al presidente Renato Giovannini il decollo della “start-up dal grande passato”, che capitalizza l’indimenticabile marchio per un percorso ambizioso tra villaggi e resort, tour operating e gestione alberghiera, fino all’incoming di alta gamma. Più avanti il grande mercato raggiungerà Ventaglio «anche sui gds e su alcune piattaforme, perché nessuna azienda del 2017 può sopravvivere senza multicanalità». Ma la dichiarazione di intenti è netta. «Il marchio si fonda sulla gente. Sulle persone che producono eccellenza, nei dettagli imprescindibili che fanno della vacanza i giorni migliori dell’anno»: dogma del management di successo a cavallo del Millennio, da Richard Branson a Jack Ma di Alibaba.

Dunque Ventaglio riparte più umano che mai: «centrato sulle persone che fanno la differenza», e sulle relazioni umane che sono anche il filo conduttore nella storia professionale di Enzo Carella: da pochissimo cinquantenne, pugliese in arrivo da San Vito dei Normanni, guida alpina con il mal d’Africa. Cresciuto in 14 anni di Valtur e poi nel primo Ventaglio, lasciato nel 2006 da direttore commerciale. Quindi imprenditore con la sua White Consulting, e negli ultimi otto anni alla guida di Uvet ITN Network: sono 30 anni di turismo. Gli abbiamo chiesto il perché di questa nuova sfida. Ci ha risposto con la consueta teutonica leggerezza: metodo e rigore professionale nei toni scanzonati dell’eterno ragazzo, entusiasta e curioso.

Cosa ti ha convinto in un’impresa così coraggiosa?

«Non mi sono mai piaciute le cose facili. L’ultima volta con Uvet abbiamo riaperto Santo Stefano in 9 giorni, alla grande. Poi ci sono momenti in cui cresci in consapevolezza e ti chiedi cosa stai facendo. In Uvet è andata così, quando le relazioni con le persone di riferimento si impoveriscono il mio percorso si interrompe, pur nella stima e nel reciproco rispetto. Perché io non sono solo un manager, sono uno che mette le mani nel lavoro al fianco di tutti, non so stare fermo. Ero pronto a tornare alla mia White Consulting, fondata insieme a Pierluigi Taliento che ora è in Uruguay. Insieme riusciamo sempre a creare qualcosa di nuovo. Invece ho incontrato Renato Giovannini, abbiamo individuato lo spazio per una collaborazione che mi consente di esprimermi come professionista e come persona. Si, sono coinvolto anche a titolo personale, ma è la sostanza dell’impresa che conta, le idee che le danno valore e spessore.

Isa Cattoni intervista Carella, amministratore delegato del  Ventaglio

Un ritorno attesissimo: 3mila visualizzazioni in mezz’ora su Travel Quotidiano per la videointervista di Enzo Carella con Isa Cattoni

In concreto cosa significa?

«Ad esempio il fatto che se un hotel deve ristrutturarsi Ventaglio è in grado di costruire un percorso di finanziamento per gli albergatori, che spesso non sanno come fare. Li abbiamo invitati a Roma per tre giorni, è stato un casting vero e proprio e per tutti l’inizio di un sodalizio molto coinvolgente. Abbiamo ricevuto un’accoglienza incredibile, c’è gran nostalgia di Ventaglio, una gran voglia di qualità. Poi mi ha affascinato il valore enorme che questo Ventaglio attribuisce alle risorse umane e alla creatività, con grande cura per aree operative spesso trascurate nell’hôtellerie. Per dire, le normative di settore: Ciro Manzo, health and safety manager, supporta gli hotel in un territorio irto di insidie. O nell’intrattenimento, dove Giuliana Guttoriello, coreografa e ballerina di livello internazionale, per Ventaglio ha già allestito quattro musical esclusivi.

E a proposito di relazioni: il tuo messaggio per le agenzie?

«Abbiamo il lasciapassare di un grande marchio, ma so che non basta. Però se un’agenzia studia il nostro catalogo trova un patrimonio di qualità e competenza, il prodotto giusto per costruire un rapporto solido con il cliente. Abbiamo grandi classici affermati, molte splendide strutture semisconosciute, di carattere e qualità, alcune votate alla sostenibilità: lo chef stellato dove meno te le aspetti, in Italia e all’estero, dal Gargano al Messico. Alcune anche pronte per il Mice, progetto in cantiere che parte fra tre mesi. Ora si tratta di costruire.

Le agenzie soffrono la scarsa reperibilità del fornitore, di fronte a un cliente sempre connesso. Voi cosa farete?

«Ventaglio docet: loro erano raggiungibili H24/7, anche prima del web. Noi lo stesso, la tecnologia ci aiuta. Altrimenti quale valore aggiunto stiamo dando ai clienti?

In copertina del catalogo Ventaglio un'opera unica del grande artista estone-americano Kasabi, dedicata al ritorno del Ventaglio

In copertina un’opera unica del grande artista estone-americano Kasabi, dedicata al ritorno del Ventaglio

C’è qualcuno, o un modello, che ti ispira sul grande mercato?

«Ci sono modelli organizzativi di valore… Club Med, con la mutazione genetica che ha reinterpretato il prodotto in chiave moderna. E certi grandi brand spagnoli che hanno costruito modelli profittevoli e molto distribuiti, da Melia a NH e Riu. Che però alla sostenibilità finanziaria hanno sacrificato l’anima, spersonalizzando il prodotto. Noi non vogliamo che vada così, a noi italiani deve battere il cuore, l’eccellenza è cura artigianale, e qui siamo i più bravi del mondo. Poi di nuovo: a me le cose facili non piacciono.

Come immagini il futuro di Ventaglio?

«Un tempo il futuro si pensava a 10 anni, poi a cinque e a tre. Ora giorno per giorno. Ma restano validi i fondamentali: l’ospitalità è un’arte empatica, solo per chi ama questo lavoro. Lo stesso per il tour operator: prima si faceva lo stesso prodotto per tutti, ora un prodotto per ognuno, e non si torna indietro. È questione di piccole cose stupefacenti che la vacanza ti deve dare. Perfino il silenzio ti deve stupire, quello rigoroso che ti riposa davvero in certe zone dei nostri resort. Tutte cose che saranno anche nel futuro.

E lavorare con la moglie, com’è? Ruth Raba tiene le fila del commerciale…ventaglio, Enzo Carella e Ruth Raba

«Ruth non l’ho scelta io, e non è una scelta ma una soluzione. In realtà ci sta facendo una cortesia, perché vorrebbe tornare al suo lavoro di visual designer nella moda e di interni per l’hotellerie. Ma in fase di startup hai bisogno di sentirti intorno persone di fiducia assoluta. Anche se poi si sbaglia tutti, per carità. La verità è che lei tecnicamente è più brava di me, e molto più attenta della gran parte di noi, sa leggere certi dettagli in anticipo. Io ho altre doti.

Ma da grande, nel tuo futuro, cosa vuoi fare?

«Ho tre opzioni. Mi piacerebbe vivere in East Africa, in qualche luogo non troppo turistico, sempre in cerca di umanità. E si, ho il mal d’Africa. Oppure in montagna, per stare con me stesso: è silenzio, fatica, e misura le tue forze. Ai tempi di Valtur, professionista del basket infortunato, diventai guida alpina a Cogolo Pejo. Oppure c’è il Sud, casa mia, e non per nostalgia. Mi piacerebbe vivere con questa gente che sa accoglierti senza mai invaderti, mi piace il suo approccio levantino, disilluso ma amorevole. Ero li quando arrivarono 10mila albanesi tutti insieme in una cittadina di 50mila abitanti, che aprirono le porte di casa e offrirono tutto quel che poterono. Chi altro mai? È la cultura che si sostituisce allo stato».

Un mondo che nel culto dell’ospitalità affonda radici antichissime, e che evidentemente Enzo Carella ha respirato da bambino, senza mai dimenticare. M.F.