UK: Brexit non salva le agenzie dalla nuova Direttiva UE

Non solo le agenzie britanniche dovranno affrontare le incognite di Brexit, ma per ora sono tenute anche al rispetto di tutte le norme europee, almeno fino all’uscita definitiva dall’Unione a marzo del 2019. Quindi per questo 2018 ecco un cenno a quel che le aspetta, che non è poco.

Carte di credito. In UK va in vigore quest’anno il 13 gennaio, la Payments Services Directive 2 che in Italia è scattata l’anno scorso. Per la quale tra l’altro non si può più chiedere una fee al cliente che paga con la propria carta di credito, cosa fin qui ammessa. Pare che molti tour operator e fornitori abbiamo concordato di compensarli almeno in parte con un amento delle commissioni.

Privacy. Scatta sia da noi che in Gran Bretagna il 25 maggio la nuova normativa sulla privacy, nota come General Data Protection Regulation, un altro mal di pancia. Perché il cliente potrà pretendere di venire ‘dimenticato’ subito dopo il viaggio, imponendo alle imprese di cancellare i propri dati da molti database, e con questo costringendole anche a rivedere tutto l’assetto del marketing, digitale e non. Arriva anche in Italia, a breve su Travel Open Daily un approfondimento qualificato sul tema.

La direttiva sui pacchetti. Vale anche per le agenzie britanniche, e dovrebbe entrare in vigore il 1° luglio, come in tutta l’Unione. Ma molti spingono per un rinvio, giustificandolo con le elezioni generali dell’anno scorso, a causa del quale ora procedono molto a rilento le consultazioni sul tema in corso tra il Department for Business, Energy and Industrial Strategy e il mercato. Il che non lascerebbe alle imprese il tempo di adeguarsi alle nuove norme. Si sprecano in Gran Bretagna anche le critiche alla Direttiva, secondo molti pensata per favorire le vendite online e le compagnie low cost con norme come quella sui ‘servizi turistici collegati’, che secondo molti commentatori aumenterebbero la confusione sia per le imprese che per i consumatori. In più la direttiva europea si sovrappone al dibattito in corso sulla revisione del sistema nazionale Atol di protezione dei passeggeri, dopo che lo scorso ottobre il governo decise di rimpatriare tutti i passeggeri lasciati a terra dal default di Monarch Airlines, che fossero o meno coperti da Atol.

Brexit. Naturalmente è questa la vera sfida, e la peggiore incognita: l’Abta, massima associazione delle agenzie, insiste perché i viaggiatori britannici possano viaggiare liberamente senza richieste di visto, perché i loro diritti siano protetti, e perché le imprese possano mantenere il loro staff di supporto nelle mete europee di destinazione. Ma intanto la Comissione Europea ha fatto sapere senza giri di parole che, ad esempio, a meno di uno specifico accordo le compagnie britanniche non potranno operare liberamente come ora sull’Europa dopo il 30 marzo 2019. Con buona pace di Chris Grayling, il segretario britannico ai trasporti, che ha definito ‘inconcepibile’ il fermo dei voli tra UK e Europa dopo Brexit.