Viaggi Salvadori, quando la storia parla di modernità

Salvadori Viaggi, Leopoldo Tartarini, Giorgio Monetti Viaggi Salvadori a Bologna ha un nome, una storia, un retaggio che ne fa una delle agenzie più conosciute nel tessuto economico bolognese. Umberto Sassatelli è colui che attualmente porta avanti l’attività di famiglia, assieme alla sorella Carlotta, un’attività nata nel 1929, che si è saputa adeguare ai tempi moderni, passando per tutte le fasi che una agenzia di viaggio ha dovuto attraversare, soprattutto negli ultimi anni di epocali cambiamenti.

Oggi è anche un Lufthansa City Center, specializzata in viaggi leisure e business, gruppi e mice, proprio per dare quell’ operatività a tutto tondo che nobilita l’intermediazione del settore turistico.

Un’aura di romanticismo ammanta questo nome storico dei viaggi, e proprio per quella vena, dalle nebbie del passato, 60 anni fa, esattamente nel 1957, riemerge una storia bellissima di un turismo pionieristico, un po’ particolare, che oggi andrebbe per la maggiore, ma all’epoca era da veri “scavezzacollo.
Un po’ come “I diari della motocicletta” (1951) storia del viaggio in moto in America Latina di Ernesto Guevara de la Serna e Alberto Grando.

Fu proprio la Viaggi Salvadori con la sua rete internazionale di contatti, (W.A.T.A), ad occuparsi della logistica del viaggio di due piloti felsinei, viaggiatori, attraverso lo sguardo attento e appassionato, nonché vigile a distanza, di Adelmo Salvadori.

Era il 30 settembre 1957 quando i due giovani bolognesi Leopoldo Tartarini (ex pilota Ducati) e Giorgio Monetti (poco più che studente) partirono dallo stabilimento di Borgo Panigale a Bologna, con le loro Ducati 175cc, per un’impresa mai tentata prima da una casa motociclistica, un viaggio intorno al mondo attraverso 35 paesi, 5 continenti e 4 rivoluzioni.

Salvadori Viaggi, Leopoldo Tartarini, Giorgio Monetti Sono trascorsi 60 anni e i due globetrotter sono rimasti nella memoria dei molti bolognesi presenti a quello che fu per la città un’impresa di cui parlare per monti anni nelle piazze e nei punti di incontro.

I ricordi vanno alimentati e rinforzati e per questo la casa di produzione cinematografica POPCult, che già nel 2014 aveva realizzato il film documentario “1 Mappa per 2”, su questa straordinaria impresa, oggi ha deciso di avviare un nuovo progetto dal titolo “Un certo giro del mondo…60 anni dopo”, un cofanetto che comprende un libro e un dvd che racchiude lettere, telegrammi, articoli di giornali e documenti inediti, nonché il girato integrale in 16 mm restaurato di quanto riportarono a casa dai due giramondo a due ruote.

Per realizzare questo progetto POPCult ancora una volta si rivolge alla gente comune, bolognesi o semplici appassionati di storie di viaggi e di motocicletta in Italia e all’estero, con una campagna di crowdfunding attiva fino al 25 gennaio, così come aveva fatto per il film 1 Mappa per 2.

Salvadori Viaggi, Leopoldo Tartarini, Giorgio Monetti Ma la casa di produzione non è da sola, si ritrova affiancata da altri coraggiosi imprenditori, che di dimenticare la storia della loro amata Bologna non ne vogliono proprio sapere. Ed ecco che entra in ballo anche l’odierna Salvadori viaggi, l’allora appoggio logistico dell’impresa e, fra chi non dimentica questa parte di storia di Bologna, anche l’Italjet, che fu fondata dallo stesso Leopoldo Tartarini nel 1959 al suo rientro dal giro del mondo. Italjet fondata da Leopoldo “poldino” Tartarini, oggi guidata dal figlio Massimo che ha messo in palio come premio per chi sosterrà la campagna di raccolta fondi, una speciale vintage E-bike disegnata appositamente per celebrare il sessantesimo anniversario del giro del mondo del suo fondatore.

Si unisce alla cordata anche Francesco Rambaldi di Raleri s.r.l. che produce occhiali e accessori per sport e motociclismo esportando il Made in Italy anche all’estero.

«Abbiamo sposato questa causa – spiega Umberto Sassatelli – perché i valori del turismo eroico non siano mai dimenticati, quei valori che anche in una società civile fanno della cultura de “visitare il mondo” una crescita umana e personale. Quello che fecero Tartarini e Monetti è un vero atto di coraggio che ha aiutato ad aprire spiragli a chi poi li seguì su un nuovo mondo, quello del turismo, che allora non era visto se non in funizone di rari spostamenti intercontinentali di pochi eletti. Ci sono molti imprenditori che amano la propria città e non vogliono che parte della sua storia vada perduta, e noi siamo fra questi. Invito chi fosse interessato a far parte entro il 25 gennaio del  novero dei sottoscrittori inviando un contributo alla pagina www.vkm.is/giromondo60anni».

Massimo Terracina