Thailandia: i bambini nella grotta e la meditazione trascendentale

Thailandia: i bambini nella grotta e la meditazione trascendentale«Ciao, come stai?»: pare che uno dei 12 bambini intrappolati nella grotta di Thaum Luang abbia accolto così il primo sub della marina thailandese che li ha trovati. In condizioni fisiche e psicologiche sorprendentemente buone dopo 9 giorni senza cibo, al freddo e nell’umido, con l’unica risorsa dell’acqua dolce che scendeva dalle pareti della roccia. E dopo 9 giorni di buio totale, una delle cose che più spaventa noi occidentali, e non solo i bambini.

Una resistenza stupefacente

La resistenza dei piccoli thailandesi ha stupito molti, incluso il sub che si è sentito chiedere “come stai?” da un ragazzino sporco di fango e dimagrito, ma calmo e sorridente. Per capire aiuta una chiacchierata con Sandro Botticelli, il direttore dell’ente del turismo appena rientrato dalla Thailandia, dove tutto il Paese ha vissuto la vicenda con grandissima partecipazione. Soprattutto pregando, insieme e ovunque.Than Luang grotta bambini salvati

«Tra i passaggi obbligati nella formazione di un bambino Thai c’è il soggiorno in un monastero buddista – spiega Botticelli – di solito le famiglie più povere sono quelle che li lasciano più a lungo con i monaci, che li formano spiritualmente e culturalmente senza chiedere nulla in cambio. Il coach dei ragazzi ha vissuto per tre anni in monastero. E in Thailandia lo sanno tutti che appena ha realizzato a difficoltà drammatica della situazione ha guidato i ragazzini alla meditazione trascendentale, una tecnica di rilassamento profondo e di autocontrollo che è parte essenziale della filosofia buddista. E che evidentemente ha consentito ai ragazzi di sopravvivere nelle condizioni che tutti abbiamo visto dai filmati della Thai Royal Navy. Si parla di monaci che arrivano anche a tre settimane di digiuno senza danni grazie alla meditazione».

Thailandia: i bambini nella grotta e la meditazione trascendentaleDove il materialismo occidentale non basta

Cose che il materialismo occidentale guarda spesso con diffidenza, e con lo scetticismo che si riversa su tutto quel che non sia ‘scienza’. Anche se in questo caso servirebbe a spiegare la grande resilienza dei piccoli calciatori.

«Il fatto è che la Thailandia – aggiunge Botticelli – come Cambogia, Laos e Birmania, è di fede buddista Theravada. Una filosofia che tra i primi insegnamenti ha il rispetto per gli altri e per il mondo, dalla quale discende anche un grande senso civico, una disciplina di vita che in Occidente è una conquista non ovvia. C’è una spiritualità che attraversa tutta la vita Thai, e dà alla gente una forza che noi troviamo con molta più fatica. I monaci ne sono il primo esempio, te ne rendi conto quando li vedi elemosinando il cibo per la giornata, tra la gente che nutre per loro grande rispetto».

Un dono in più, oltre la bellezza

C’è qualcosa di profondo e di puro nella cultura Thai, un dono che il Paese può offrire ai viaggiatori più attenti e curiosi, oltre la bellezza dei luoghi, del mare e di tante altre meraviglie. Così emerge dal ricordo il senso stupefacente di pace assaporato quasi quaranta anni fa nei templi buddisti di una Thailandia ancora arcaica, capace allora come ora di una devozione profonda, commovente e contagiosa: nei templi affollati di giovani e famiglie con bambini come tra i campi e le risaie, tra le antichissime statue del Budda di pietra rose dal vento e dalle piogge, le più umili, disseminate ovunque, eppure cosparse delle sottilissime lamine d’oro portate dai fedeli in segno d’amore e gratitudine. Dove capitava di scoprire in un villaggio del Nord in cima a una breve colonna di pietra il “sadu” in meditazione: l’asceta seduto nella posizione del loto, coperto solo di un drappo avvolto ai fianchi, che nella notte tutti scambiavamo per una statua cosparsa di olio. E invece era vivo e vegeto, immerso in una dimensione misteriosa che gli consentiva di respirare molto raramente, per giorni e giorni. In mezzo alla gente rispettosa, e intanto serenamente dedita alle proprie faccende quotidiane. Un viaggio che cambia la percezione del mondo, in un modo o nell’atro, allora come ora.