«Facilitatore io? Mai e poi mai. Io sono un professionista che costruisce sogni»

«Facilitatore io? e di cosa? Mai e poi mai. Io sono un professionista, un artista che costruisce sogni. E che si assume sempre pienamente la responsabilità di tutto quello che vende ai propri clienti».

Cesare Altobelli, agente di viaggi di lungo corso, titolare di Karimà Viaggi a Latina, consigliere di Fiavet Lazio, butta sul tavolo una copia del Bollettino Ufficiale che pubblica il recepimento della Direttiva UE sui pacchetti, con molti blocchi di testo evidenziati in giallo.

Come mai?

«È piena di incongruenze – continua – che umiliano la nostra professione. Cosa ci voleva per esempio a scrivere ‘agente di viaggi’ o ‘tour operator’, invece di usare un termine neutro e generico come ‘intermediario’ e ‘organizzatore’. E poi facciamola finita con il confronto tra agente di viaggi e piattaforme online. Noi non viviamo di commissioni delle olta. Ogni cliente naturalmente è libero di fare tutto da sé, ma chi cerca il facilitatore nella mia agenzia non deve proprio entrare».

Cosa c’è che non va nella figura del ‘facilitatore’?

«È pericoloso il ruolo, perché quando non indica un dipendente dell’agenzia rischia di aprire la via a molti nuovi ‘facilitatori’ che potranno lavorare evitando quasi tutti gli oneri che toccano a noi professionisti. Per questa gente dove sta la prima nota? Il conto corrente bancario? RC? Fidejussione, Fondo di garanzia? Contratto a norma della direttiva 62? E vogliamo parlare di controllo? Suggerisco a tutti di farsi un giro su formazioneturismo.com, basato a Londra, per capire come funziona. Ti dicono ‘non ti preoccupare è facile, pensiamo a tutto noi!’ ma non ti insegnano proprio niente.

Arrivano i nuovi contratti

Altobelli parla anche del contratto Fiavet, anzi dei contratti di vendita che le associazioni stanno riscrivendo per adattarli alla nuova normativa europea, recepita con il noto DL 21 maggio 2018, n.62.
La Fiavet ha già pubblicato il primo contratto online, quello di intermediazione pura, a disposizione di tutti gli agenti di viaggi, non solo degli iscritti.

Funzionano i nuovi testi?

«Certo tutto è in fase di controllo e verifica, ma il contratto di Fiavet non va. Non serve un testo che risponda pedissequamente alle norme, come quello scritto dall’avvocato Lucarelli. Capisco che abbia voluto salvaguardare al massimo le agenzie, ma ha reso complesso quel che potrebbe essere più semplice.

Ossia?
«Se ho il cliente davanti lo ascolto, suggerisco, aspetto che mi richiami e mi dica di proseguire. Quando torna scrivo il programma dettagliato, e quando incasso ho già aperto una pratica contabile e fiscale. Quindi l’allegato A non serve a nulla, se si tratta di un viaggio di qualche consistenza io metto tutto nero su bianco, ma su carta intestata dell’agenzia. E in questa lettera di conferma firmata da me e dal cliente spiego anche come userò i suoi dati per realizzare il viaggio, gli dico chi si occupa della privacy e lo nomino. E nell’intermediazione il cliente firma perché verifica che il contratto scritto da me risponde per intero al prodotto confermato dall’operatore. Questo è tutto.

E gli altri?

«Quello di FTO forse è più rispondente, ma anche questo andrebbe reso più snello e facile da usare. Io credo servano molti aggiustamenti, per mediare tra la preoccupazione dei legali e le esigenze effettive di semplicità delle agenzie.

Ma qualcosa di positivo viene fuori alla fine?

«Certo, anzitutto la sveglia per tutti gli addetti al banco, che devono essere molto più attenti a quel che scrivono in un contratto. Poi è salvaguardata la sicurezza del cliente, che per noi è la prima cosa, in cima alla lista. Infine il fatto che per trovare la quadra servirà molto lavoro concertato tra tutte le associazioni, perché sarebbe ora che venisse fuori un contratto unico. E anche con le istituzioni dobbiamo andarci a parlare sempre tutti insieme, d’ora in poi. Solo così possiamo sperare di farci sentire, come è stato con la direttiva europea».