Caro Ministro ti scrivo…

 

BMT 2018, la prima uscita pubblica di #advunite. A sinistra in piedi il presidente Cesare Foà

Quel che serve davvero alle agenzie, nella lettera-appello inviata da Cesare Foà, presidente di #advunite, al ministro dell’agricoltura e del turismo Gian Marco Centinaio.

Di cosa hanno bisogno le agenzie di viaggi italiane per crescere e contribuire di più al PIL nazionale lo spiega al Ministro Centinaio Cesare Foà, presidente di #advunite, in una lettera-appello inviata poco prima del convegno di presentazione ufficiale della nuova associazione, in programma a Napoli il 13 di novembre.

«Sono il presidente di un’associazione no profit iscritta a Confindustria – dice Foà al ministro Centinaio – che riunisce alcune agenzie di viaggio campane».

E poi entra nel merito: «In Italia ci sono circa 7.500 agenzie di viaggio in regola a norma di legge, che pagano tasse e contributi dando lavoro a circa 15.000 addetti: si tratta di 15.000 famiglie e almeno 47.000 persone. Egregio Ministro cosa devono pensare questi 47.000 Italiani? Di venire sempre ignorati?. Anche mentre con uno sforzo massiccio e coraggioso sono sopravvissuti a 10 anni di crisi – prima le agenzie erano 12mila – evolvendo e riorganizzandosi, sempre più professionali e competitive».

Abusivismo e legalità negata. Foà descrive lo ‘stato di abbandono’ del settore, dove da troppi anni “chi avrebbe dovuto controllare – le istituzioni nazionali e locali – non lo ha fatto”. Così sul mercato si affollano soggetti “che si spacciano per agenzie di viaggi senza alcuna regolare licenza o autorizzazione: parrocchie, cral aziendali, negozianti e casalinghe che organizzano viaggi, e poi club, associazioni sportive e altri. Tutti lavorano al nero, truffando l’erario e mettendo a rischio la sicurezza dei loro clienti. Eppure le regole ci sono – dice Foà – perché non vengono rispettate? Mancano i controlli? Mancano le sanzioni? Non si vuole intervenire?” .

Punite le imprese in regola. “Così le imprese in regola con tutte le norme, che pagano i contributi ai dipendenti, pagano le tasse e vanno avanti con grande fatica, restano del tutto indifese dallo Stato”. Che per contro le danneggia: “Cancellato il fondo di garanzia nazionale, le agenzie corrette sono state rese corresponsabili: come se fosse in nostro potere – protesta Foà – prevedere il fallimento di una compagnia aerea o di un tour operator”.

Le low cost inaffidabili. «Poi ci sono le compagnie aeree low cost che annullano voli all’improvviso e danno una riprotezione inadeguata ai passeggeri, che protestano con noi per fatti indipendenti dalla nostra attività. Il viaggiatore va protetto, ma è chiaro perché dovremmo pagare noi per errori e inadempienze altrui. Né i nostri utili ridotti all’osso possono consentirci di sostenere i costi di una copertura assicurativa di questo tipo.

I portali stranieri che esportano margini italiani. La competizione fa bene – continua Foà – purché sia corretta. Noi invece affrontiamo quella scorretta dei numerosi portali che martellano i clienti in TV, esportano margini enormi ricavati dalle nostre strutture e pagano tasse minime in altri Paesi: vale per tutti, dai motori metasearch alle grandi bed bank, e ora c’è anche Amazon nel turismo.

Regole comuni per il progresso. La Turchia ha frenato i portali sul proprio territorio. Forse noi potremmo almeno costringerli ad aprire una sede Italiana con regolare licenza e tutte le nostre responsabilità, così che i volumi di business sviluppati in territorio italiano siano soggetti a fiscalità italiana, alle regole italiane ed europee. Lei obietterà, Egregio Ministro, che il progresso è utile e inarrestabile, ma è anche vero che lo si può regolare, per non creare diseguaglianze. Che progresso è se i vantaggi sono solo per alcuni? se reca danni agli altri? Un bravo agente di viaggi non potrà essere sostituito da alcun robot: come un meccanico d’auto e una maestra, un artigiano o un cameriere. Negli Stati Uniti le agenzie sono tornate ad aumentare di numero. Allora perché lasciare spazio agli operatori del web remano contro tutto questo?

Niente progresso senza PMI. La forza dell’economia italiana è stata a lungo nelle sue piccole e medie imprese, affiancate a poche grandi imprese. Ora il progresso digitale favorisce solo finanza e grandi imprese tutte basate all’estero. Le PMI italiane svaniscono, lasciandosi dietro disoccupazione, povertà e un PIL asfittico.

Tasse rapaci, burocrazia da incubo. Una tassazione rapace ed una burocrazia allucinante intanto spaventano gli investitori, sia italiani che stranieri. E i nostri giovani hanno successo all’estero, dove creano ricchezza e reddito di forte utilità sociale. Altri Paesi crescono, noi siamo sempre più poveri. Imprenditori stanchi di affrontare questo contesto sfiancante vendono all’estero i nostri grandi marchi, senza che alcuno faccia qualcosa per impedirlo.

Questione di volontà politica. Le agenzie di viaggio  in difesa dei posti di lavoro chiedono solo un maggior controllo sugli abusivi da parte degli enti preposti. Non servono nuove leggi ma volontà politica: per interventi organizzati nel rispetto delle leggi che già esistono. Basta controllare sul serio in maniera capillare, continuativa e imparziale. Non vogliamo sostegno economico, vogliamo che tutti i soggetti abbiano le stesse opportunità per competere sul mercato. In difesa delle nostre imprese e dei consumatori, che sono i nostri clienti e non vogliamo che vengano truffati.

«Le sarei grato Ministro per una risposta – conclude Foà – nella speranza e con la certezza che sia possibile dedicare maggiore attenzione alle imprese corrette che con 15.000 addetti contribuiscono solidamente all’erario italiano».