Alghe e altri diastri, voglia di trasparenza

Il problema è più serio di quel che appare, perché non riguarda solo il Messico e le spiagge splendide di Riviera Maya. L’allarme è scattato anche su altre destinazioni dei Caraibi, a partire dalla Florida. Tra le cause i ricercatori indicano il riscaldamento del mare e l’uso di certi ergici energici fertilizzanti che dalle coltivazioni finiscono in acqua. Pare che l’alga Sargassum, quella del mitico tratto di Atlantico denominato Mar dei Sargassi, abbia dato segni di esuberanza anomala nel 2011, poi di nuovo nel 2014. Ora si è fatta invasiva, minaccia il suo stesso ecosistema e danneggia il turismo
Di fronte al cliente, come sempre, ci sono gli agenti di viaggi, che affrontano per primi questa nuova sfida inquietante per tutti: gli operatori che hanno investito molto denaro e gli enti del turismo locali, gli albergatori che hanno comprato ruspe per spalare le alghe e le dmc che scovano soluzioni e alternative. Perché il Messico resta una delle mete più affascinanti del mondo, e ha da offrire molto di più del suo mare. Gli agenti di viaggi commentano concordi: la trasparenza è l’unico strumento per salvare immagine e credibilità dell’intera filiera, che solo con un’informazione corretta al cliente potrà affermare il valore del proprio ruolo sul mercato. Ma tutti affrontano la difficoltà di ottenere informazioni attendibili e aggiornate, e poi si fa presto a dire trasparenza…

Noi agenti tra l’incudine e il martello, in cerca di trasparenza
Alghe e altri diastri, voglia di trasparenza

Cesare Foà, Fancy Tour, Napoli

Ha sollevato il caso in rete pochi giorni fa #Advunite, la nuova associazione di ageniti campani, con un post che suggeriva l’istituzione di un organo di controllo ambientale, citando perfino la Farnesina: «Una evidente provocazione – dice Cesare Foà, presidente di Advunite e titolare di Fancy Tour, a Napoli – un paradosso per richiamare l’attenzione. Mi stupisce che qualcuno ci abbia presi sul serio quanto alla Farnesina. Peraltro il problema è serio, implica la massima trasparenza all’interno di una filiera che si dichiara credibile con i consumatori. Abbiamo visto l’atteggiamento duro di certi operatori sul Giappone nella tragedia di Fukushima, le alghe sono uno scherzo al confronto. Ma di fronte al cliente che chiede il Messico ci siamo sempre noi, i tour operator restano dietro le quinte. Il cliente sa dai giornali che il 40% delle spiagge è invaso di alghe, e sono masse enormi, maleodoranti, che feriscono i piedi. Certo che servirebbe un organismo di qualche tipo e neutrale, per monitorare le condizioni reali delle mete del turismo, le nostre associazioni così frammentate sono troppo deboli per farlo. Ma resta sempre la questione della trasparenza.
«Quanto a noi proteggiamo il cliente. E a chi sogna il mare non offriamo il Messico. Se serve cerco di ottenere dall’operatore una variante sulla meta, un altro hotel su una spiaggia pulita. E ci piacerebbe pagare solo il sovrapprezzo eventuale, non certi ricarichi esorbitanti. Perché prima di tutto serve correttezza, tra noi e il cliente, tra noi e il tour operator: noi siamo tra l’incudine e il martello».

Questa è una storia lunga,
non capisco l’accanimento sul charter

Manuela Borsotti, Camuna Viaggi, San Giorgio su Legnano, Milano

«Sul Messico siamo fermi da quasi tre anni, si rischia il contenzioso. Per chi chiede solo mare dirottiamo su Cuba e Repubblica Dominicana, che vanno forte. Il riscaldamento ha fatto crescere a dismisura il Sargassum, è anche questo colpa dell’uomo. Non serve a niente toglierle dalla spiaggia con la ruspa, poi te le trovi in mare per 300 metri. E il governo messicano vieta di bruciarle, perché inquina anche quello.
«Piuttosto gli operatori ti dicono che il problema non è loro, il vettore funziona, l’hotel è perfetto… se ne lavano le mani. Qualcuno ti mette la navetta per andare su una spiaggia pulita. Ma chi ha preso l’all inclusive cosa fa, rinuncia ai pasti? Se li ripaga altrove? Alla fine ripiega sulla piscina.
«Dagli operatori avrei voluto un po’ più di trasparenza. Questa è una storia lunga, perché ripartire con le rotazioni? C’e anche la linea volendo. Questo accanimento sul charter di Cancun mi sembra insensato. Della Farnesina non ti puoi fidare comunque, segnalano ancora problemi in Tunisia, che invece è ripartita benissimo ad esempio nei tre Veratour. Mettono le mani avanti per scaricare ogni responsabilità sugli operatori, assurdo».

Educazione e trasparenza devono partire
da noi agenti, per diventare lo standard di tutta la filiera

Francesco Marini, Promesse Viaggi, Fontenuova, Roma

«D a noi il modo di vendere è cambiato. Puntiamo molto su viaggi culturali ed esperienziali, vendiamo solo prodotto affidabile. Con le alghe il Messico ci ha dato problemi ma per il mare abbiamo ancora certe isole intatte, da Isla Mujeres a Cozumel, Holbox e il Sud dello Yucatan, meno colpito dalle alghe. Ma i Sargassi arrivano dalla Florida e non si possono fermare. Qualche problema si comincia a vedere anche in Oceano Indiano con la plastica, bisogna che questi popoli sviluppino molto in fretta una coscienza abientale. Noi comunque prepariamo molto bene i clienti, se trovano le alghe hanno alternative piacevoli, il mare rimane marginale. Perché la meta altrove è stupenda, venduta nel modo giusto dà ancora grandissime soddisfazioni.
«Il problema semmai è il silenzio degli operatori. Abbiamo poche notizie, ne riceviamo da clienti al ritorno e da alcuni contatti diretti sul posto. Ma dipende da noi informarci, ogni fonte è utile. Il silenzio è la cosa peggiore, dovremmo avere più unità e trasparenza in filiera. Qualcuno è più presente, lo sono i network ma sono tutti avari di dettagli. Tuttavia alla fine credo che l’educazione e la trasparenza debbano partire da noi agenti di viaggi, e dovrebbero diventare lo standard della filiera anche per i nostri fornitori. Che ci vedono ancora solo come generatori di business, mentre di fronte al cliente siamo noi a diffondere una cultura del viaggiare, a sostenere il valore e il ruolo della filiera».

La verità con i clienti funziona sempre,
ma bisogna essere informati

Salvatore Miano, Mianotour, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina

«Ci vorrebbe informazione corretta da enti del turismo e stampa, le fonti ufficiali. Lo stesso che mi piacerebbe avere dal tour operator, magari non dal generalista ma da chi ha un’esclusiva mi aspetto la verità, solo la verità. Se so che ci sono alghe o un altro problema che impedisce di godersi il paradiso che ho promesso al cliente, e che qualcuno fa qualcosa per affrontarlo, allora so come vendere il prodotto. In Kenya a Watamu ci sono spiagge che le alghe invadono in stagioni diverse. Mi aspetto che un operatore me lo ricordi. Se Tulum è molto coinvolta io venderei Cancun, ma qualcuno mi deve dire come stanno le cose.
«Poi non sono d’accordo con chi dice che aiuterebbero offerte speciali, se giochiamo sul prezzo ci esponiamo comunque al ricatto di clienti che puntano sul complaint per ottenere risposte economiche. Già quando tutto va bene ce n’è che partono decisi a trovare la scusa per ottenere un vantaggio economico, magari uno sconto sulla crociera successiva.
«Però se diamo l’informazione corretta, se siamo professionali, anche dal cliente che parte con aspettative negative avremo una risposta positiva, perché magari la realtà sarà migliore di quel che temevano. Vale anche per le alghe. E non serve un organismo di qualsiasi tipo per informarci, basterebbe un panel di operatori, e magari che non sia un sindacato. Basterebbe qualsiasi fonte autorevole riconosciuta da tutti noi».

Dal tour operator avrei voluto un aggiornamento trasparente,
rischiamo un autogol clamoroso per tutta la filiera

Stefano Massari, Beach Club, Rieti

«Io evito finché posso di vendere il Messico. Specialmente a clienti che vogliono il mare. Se si tratta di un paio di giorni a fine tour avvertiamo comunque che la situazione è problematica.
Non ci sono molte alternative, circolano foto di Cancun, di Tulum, Playa del Carmen che in certi giorni sembrano pulite, ma io preferisco non fidarmi.
«Dal tour operator avrei voluto un aggiornamento trasparente sulla situazione, sappiamo che ci sono investimenti importanti. Ma noi abbiamo sulla bilancia il rapporto con il cliente. Molti di loro sanno trovare le informazioni da soli sulle mete, si fanno un’idea chiara delle cose, spesso diversa da quella che riceviamo dai tour operator. Rischiamo un autogol clamoroso, nostro e di tutta la filiera. Ci aspetteremmo anche informazione chiara dalle associazioni di settore. Problemi minori di questo tipo si vedono da qualche parte in Oceano Indiano, ma non così gravi, ci sono ovunque spiagge alternative. Ma si comincia a sentire di qualche spiaggia chiusa in Oriente per la plastica».

 

I tour operator programmano a due anni,
subiscono pesantemente la situazione

Giacomo Bua, Citypass Travel, Castelvetrano

«Non abbiamo un monitoraggio preciso del fenomeno, siamo spiazzati perché cambia di continuo, qualche problema lo abbiamo avuto. Ora ci affidiamo al Barcelò Palace che si è attrezzato con un trattore, l’unico che all’alba pulisce la spiaggia. Ma il problema delle alghe non aveva mai assunto queste dimensioni. Per fortuna il Messico non è solo mare, l’interno è una delle mete culturali più belle del mondo e noi insistiamo su questo Messico, spieghiamo la situazione ai clienti, i tour operator ci avvisano con qualche mail. Ultimamente tuttavia a chi vuole solo mare non si può più proporre il Messico, puntiamo su altre isole dei Caraibi. Ne abbiamo parlato con i tour operator e so che un’unità di gruppo Alpitour che si sta attivando sul posto per monitorare e gestire la situazione. Peraltro anche i tour operator subiscono la questione delle alghe, hanno fatto investimenti molto importanti programmando con almeno un paio di anni di anticipo. Forse in qualche modo dovrebbe intervenire il governo locale».

 

Mai nascondere nulla al cliente, e per fortuna
il Messico ha da offrire molto più che il mare

Pietro Romano, Mesotour, Palermo

«La verità è fondamentale con i clienti, mai nascondere nulla, meglio perdere una vendita che il cliente. Mi dispiace per il Messico, ma la vacanza è un momento prezioso e costoso, non si può rovinare per carenza di informazione. Ci sono clienti che insistono, e per fortuna il Messico non è solo mare e ha cose bellissime da offrire nell’entroterra, ma tutti dobbiamo sapere tutto per giocare la vendita al meglio. In certi casi estremi facciamo perfino firmare una liberatoria, non si sa mai…Mi piacerebbe una maggiore presenza delle nostre associazioni, per raccogliere informazioni corrette sulle mete. Per la Farnesina non si dovrebbe andare da nessuna parte, segnalano anche la Tunisia che non ha più alcun problema. Forse ci vorrebbe un monitoraggio corretto, aggiungerebbe molto valore alla consulenza. Si comincia a vedere un mare di plastica anche in Indonesia, sta diventando davvero invasiva, è un problema che sta investendo gran parte dell’Oriente. Speriamo che magari sotto la spinta dei social anche quei popoli riescano a trovare un minimo di consapevolezza ambientale».