Legge regionale della Puglia: dove ha torto l’Antitrust

Quali effetti concreti potrebbe sortire l’assalto dell’Autorità garante della concorrenza alla legge della Regione Puglia? «Nulla per ora, perché nel Consiglio dei Ministri del 19 giugno il Governo ha deciso di non impugnare la deliberazione dell’Autorità alla Corte Costituzionale. Quindi la Legge regionale resta pienamente in vigore così com’è»: ce lo spiega l’avvocato Federico Lucarelli, esperto di lungo corso, docente di diritto del turismo ll’Università di Roma Tor Vergata, consulente legale di Fiavet Nazionale. Al quale abbiamo chiesto un parere. Come noto l’Autorità ha contestato la presunta incostituzionalità del testo pugliese quanto agli articoli 18, sulle associazioni,  a quelli dall’11 al 16 e all’articolo 21 per la figura del direttore tecnico.

Ma in sostanza cosa ha dato all’Autorità i motivi per un intervento così drastico, con l’accusa di incostituzionalità?

 «L’Articolato della legge regionale della Puglia poteva essere più chiaro, ma ciò non giustifica le censure mosse dall’Autorità. Va chiarito intanto che la legge regionale e la normativa dei pacchetti non si sovrappongono. La normativa sul contratto di pacchetto attiene al diritto che regola i rapporti privati, mentre la disciplina regionale regolamenta l’aspetto pubblicistico, relativo ai requisiti per l’esercizio in forma leggittima dell’attività di organizzazione ed intermediazione di viaggi: è espressione della competenza legislativa sul turismo che spetta alle Regioni in base agli articoli 117, comma 4, e delle connesse funzioni ammnistrative dell’art. 118 della Costituzione. 

«Dunque nell’articolo 18 del proprio testo la Regione Puglia, facendo riferimento alla organizzazione occasionale di viaggi – non più di due volte l’anno – da parte delle associazioni no-profit, ha ingenerato una qualche confusione, essendo quello un aspetto riguardante la disciplina privatistica dei pacchetti. In particolare l’esenzione dalla applicazione della normativa a tutela dei viaggiatori, prevista dall’articolo 32, lett. b del Codice del Turismo. La legge avrebbe dovuto riferirsi esclusivamente all’articolo 5 del Codice del Turismo, che per questa materia è norma quadro nazionale. Questa è l’unica imprecisione che si può imputare al legislatore pugliese.
 
«Ma sbaglia su tutto il resto invece l’Antitrust, quando dice che non si può imporre alle associazioni di proporre viaggi solo ai loro associati, perché tale limite è già chiaramente prescritto nell’articolo 5 del Codice del Turismo. Né è condivisibile il ragionamento sulla tutela del diritto di iniziativa economica – art. 41 della Costituzione. Che per il mondo non profit costituisce, al più, attività strumentale e accessoria a quella senza scopo di lucro:  il discorso andava effettuato al contrario, è il mondo profit degli Agenti di viaggio a cui deve essere  tutelato il diritto di imprenditoria, rispetto alla concorrenza sleale di altri soggetti non legittimati: ecco il perché è necessaria una  disciplina vincolistica delle associazioni non profit che sono abilitate ad esercitare le medesime attività degli Agenti e una robusta normativa contro l’abusivismo, con risorse adeguate e misure concrete ed effettive in campo ad esercitare la vigilanza.

E quanto al direttore tecnico?

«Qui l’Antitrust ha ripreso acriticamente la propria segnalazione del 2017, alla quale Fiavet aveva risposto subito con osservaizoni molto puntuali inviate anche a tutte le Regioni e al Parlamento, dissociandosi nettamente dalle considerazioni dell’Autorità: tant’è che fino ad oggi nessuna Regione, mi pare, aveva dato seguito a quella segnalazione.
«Secondo l’Antitrust sarebbe inutile sottoporre a un esame il direttore tecnico, il cui operato si svolgerebbe in un impresa, l’agenzia di viaggia, la cui attività non implicherebbe motivi imperativi di interesse generale, cioè quelli che consentono di imporre vincoli e limitazioni alla libero esercizio di attività economiche e professionali . Il che è falso. Molte leggi lo confermano, perché il lavoro del direttore tecnico rappresenta il requisito di professionalità richiesto dalla normativa per l’esercizio dell’attività di agente di viaggio, che il legislatore da sempre ha voluto normare separatamente e distinguere dalle attività commerciali generaliste, proprio per la peculiarità e l’importanza degli interessi coinvolti della clientela: si sa, chi viaggia affronta questioni di sicurezza personale e generale, anche di tipo sanitario, problematiche inerenti i  visti e altri documenti di espatrio: sono tutti temi di rilevante interesse generale. Quindi cade in errore l’Antitrust affermando che non sarebbe giustificata la norma della Regione Puglia che richiede l’abilitazione, attraverso l’esame, del direttore tecnico, perché nel lavoro dell’agente di viaggi non si verificherebbero asimmetrie informative, non si rischierebbero cioè incomprensioni nel comprendere i termini e le condizioni del prodotto “viaggio”. È vero esattamente il contrario. Il prodotto “viaggio” è complesso, tanto che la normativa sui pacchetti impone alle agenzie di fornire al cliente infinite informazioni, estremamente specifiche e approfondite : per ciò si richiede una professionalità elevata, come quello del Direttore tecnico.  Secondo l’Antitrust, invece, non ci sarebbe alcun rischio di ‘malacomunicazione’ tra agente di viaggi e consumatore, mentre la maggior parte del contenzioso con il viaggiatore si scatena proprio su questo tema. Qui l’Antitrust si pone del tutto in contrasto con la normativa europea, cosa che Fiavet Nazionale ha già contestato con una lunga nota di osservazioni a giugno del 2017.

Ma non c’è in cantiere anche il DDL Turismo?

«Precisamente. L’intervento dell’Antitrust è a mio avviso anche intempestivo, perché ignora il fatto che il governo si prepara a legiferare sulla materia. Il DDL turismo voluto dal ministro Centinaio includerà tra l’altro la nuova disciplina unitaria delle professioni del turismo. E la figura del direttore tecnico è prevista dal Codice del Turismo, in vigore già dal 2011. Con l’auspicata applicazione dell’art. 20 del Codice dei Turismo, avremo finalmente una normativa che regolamenterà su tutto il territorio nazionale i requisiti per l’accesso alla professione di direttore tecnico, superando prevedibilmente anche le perplessità dell’Antitrust ».