Garanzie antidefault: «Una questione per l’Ania»

Europe assistanceLa questione urgentissima del fondo di garanzia inquieta l’intera industria italiana, che rischia di trovarsi da gennaio 2016 priva della copertura, fin qui pubblica, contro fallimento o insolvenza dei fornitori. Le associazioni trattano con le compagnie assicurative, «alle quali in mancanza di decreti attuativi la nuova norma non impone obbligo di copertura, come non ci sono sanzioni per tour operator e agenzie che rimangano scoperti»: ce lo spiega Piero Dacquino (nella foto a sinistra), market manager tourism di Europ Assistance Italia, al quale abbiamo chiesto lumi. A partire dal dato di fatto: il viaggiatore colpito dal default del fornitore ha diritto al rimpatrio, e in seguito al rimborso totale o parziale. Spiega Dacquino: «Il rimpatrio entra nell’area dell’assistenza al viaggiatore, che è la nostra specializzazione. E secondo i periodi possiamo stimare che valga un 20% dell’impatto economico dell’emergenza. Mentre l’altro 80% è costituito dall’eventuale rimborso, che va coperto, come vuole la legge, da fidejussione bancaria o assicurativa. Una formula assicurativa che ancora non esiste, dove forse potrebbe intervenire il Gruppo Generali nostro capofila. Credo che la questione dovrebbe passare sul tavolo dell’Ania, l’associazione delle compagnie di assicurazione, per studiare con le associazioni del turismo una soluzione tecnica integrata, guidata da un soggetto finanziario capace di ragionare su entrambi i segmenti della protezione». Il problema sono i tempi: il fondo scade a fine anno, mancano decreti attuativi per la legge 115/29 luglio 2015, la quale al comma 1 dell’articolo 9  prevede appunto assicurazione o fidejussione per tutti. Buio totale, per ora. Nel quale rischia di affondare la più volenterosa delle lobby in difesa di agenzie e operatori.