Marco Copeta e l’Arnaldo Viaggi: un’avventura lunga 25 anni

Correva l’anno 1990, l’Italia si apprestava a ospitare i mondiali di calcio, la Germania si riunificava ufficialmente e internet era ancora in fase di studio tra le menti illuminate del Cern di Ginevra. In questo scenario – che pare appartenere a un’epoca antica, non solo a 25 anni fa – nasceva in quel di Brescia la Arnaldo Viaggi, su spinta di Marco Copeta, agente già attivo in città deciso a mettersi in proprio.

Marco Copeta_Arnaldo ViaggiCome è partita l’avventura?
Così, come un’avventura, letteralmente. Le agenzie vivevano bene in quegli anni e clienti iniziavano a sognare il viaggio appena varcata la soglia. Iniziammo come intermediari puri ma, fortunatamente, capii subito che dovevo affiancare qualcosa in più. E così sin dai primi anni abbiamo iniziato a confezionare i nostri pacchetti, per lo più viaggi in pullman, i primi mercatini di Natale, a Monaco o Salisburgo..

Mai scelta fu più azzeccata..
Esattamente. Anche perché nel corso degli ultimi vent’anni ne sono successe di ogni: siamo passati attraverso ogni vicissitudine storica, basti pensare che a un anno dall’apertura abbiamo dovuto fronteggiare la prima guerra del Golfo ed è stata la prima pillola amara, nessuno più entrava in agenzia. Poi l’11 settembre, la crisi economica, i guai del Nord Africa..

E adesso, come descriverebbe la situazione?
Quest’anno la sofferenza della Tunisia e in generale del Nord Africa ha fatto soffrire molto. In tanti si sono riversati in Italia ma, a mio avviso, il prodotto Italia non era così pronto. Noi puntiamo su viaggi attrattivi a prezzi contenuti e cerchiamo sempre di rimanere al passo senza perdere la nostra identità.

Com’è cambiato il suo rapporto con i tour operator negli anni?
Non è cambiato. Nel senso che i tour operator sono un po’ come la classe politica, pensano ai loro interessi e non si curano del mercato e noi restiamo alla periferia dell’impero. Ma se le adv hanno perso la faccia la colpa è dei to..

..e con i network?
Noi restiamo dentro ma facciamo la nostra vita e loro la loro. Siamo numeri, siamo clienti, non credo conti altro.

Come vede l’Arnaldo Viaggi da qui a cinque anni?
Dovremo cambiare ancora ma io credo nell’emancipazione. L’informatizzazione e le tecnologie secondo me sono un grande alleato, sono strumenti da sfruttare e non subire, se unito alla qualità del prodotto e all’affidabilità che un marchio ha saputo costruirsi negli anni, lo scenario non è così buio..

E invece cosa le manca del passato?
Ho nostalgia dell’atmosfera che c’era. La clientela sapeva veramente godersela e ogni viaggio era un momento di grande conquista. Mi manca la serenità che c’era nell’affrontare le cose, una serenità diffusa in tutto il mercato. Manca quasi un tocco di innocenza: oggi è tutto troppo veloce, non ci si gustano le cose.