Il grido delle agenzie bresciane: in 170 a chiedere lo stato di crisi

Gian Battista Merigo, al centro nella foto

Gian Battista Merigo, al centro nella foto

Oltre 170 agenti riuniti per trovare una soluzione condivisa all’emergenza terrorismo. In cerca di una risposta le agenzie di viaggio di Brescia hanno aderito in massa a questa riunione “autoconvocata”, come hanno definito gli stessi organizzatori tra i quali spicca Gian Battista Merigo, della storica Amerigo Viaggi, che snocciola qualche numero. «Nel bresciano le adv sono circa 250 – spiega -, essere qui in 170 è segnale molto forte di quanto siamo preoccupati. La stima del fatturato delle agenzie del nostro territorio oscilla tra i 350 e i 400 milioni di euro ma dopo l’aereo russo e i fatti di Parigi le ripercussioni potrebbero essere devastanti, con un calo del fatturato del 50%».
Un timore reale, non di certo nuovo per le agenzie, che da almeno vent’anni si destreggiano tra grandi crisi che paralizzano – anche solo momentaneamente – il turismo e che, proprio alla luce di questo, ha spinto le adv bresciane a provare ad anticipare le mosse. «Abbiamo annullato diversi pullman dopo Parigi – racconta Marco Copeta, della Arnaldo Viaggi -, oggi la gente ha timori anche nel muoversi in Europa»

agenzie_bresciaGli agenti hanno quindi deciso di rimboccarsi le maniche e dividersi i compiti creando tre tavoli di lavoro. Il primo, puramente istituzionale, serve a chiedere aiuto alla classe politica, locale e nazionale, al fine di ottenere sgravi fiscali per i prossimi mesi. Il secondo tavolo lavora invece sul fronte dei fornitori, con l’obiettivo di avere maggiori tutele nel caso si trattassero zone a rischio terrorismo o più in generale di scarsa sicurezza. Infine, la terza squadra di lavoro, con il compito di cercare un dialogo con gli istituti di credito per avere accesso a prestiti e fidi.
«Le famiglie tornano in agenzia perché capiscono di poter ottenere maggiore sicurezza e migliori coperture assicurative», mette in luce Merigo, mentre Barbara Chiodi, di Brevivet invita a «non chiudersi in se stessi e rinunciare a viaggiare: sarebbe l’errore più grande, se cediamo a questa logica facciamo il gioco di chi fa gli attentati».
In attesa che il “modello bresciano” arrivi sui tavoli delle associazioni nazionali, non è da escludere che altri agenti, in altre città italiane possano prenderlo da esempio.