L’agenzia di viaggio deve fare l’agenzia di viaggio?

travel agentUna professione costretta a rimodellarsi costantemente e che – di conseguenza – rischia di smarrire la propria identità. Gli agenti di viaggio, da anni sono alle prese con difficoltà nuove e non sempre sormontabili e tra una saracinesca abbassata e chi ha cambiato lavoro, c’è anche chi ha semplicemente ripensato al modo di fare il lavoro.

E così, con l’uscita di scena di tanti nomi del tour operating, la disaffezione dei clienti verso il turismo intermediato e l’ormai storica avanzata del web, tanti agenti hanno provato – a loro volta -, la via del “fai da te”, bypassando i tour operator e compagnie aeree più blasonate, optando per contatti diretti in loco, con corrispondenti o dmc e sfruttando vettori con un operativo – che anche se non prevede voli diretti sulle destinazioni -, offrono la possibilità di viaggi ancor più tagliati su misura, con gli stop-over.
Abbiamo così chiesto ad agenti con alle spalle almeno due decadi di turismo, cosa ne pensassero di questa nuova tendenza.

Moreno Bonavigo – Richfield Viaggi (Milano)
«Dicono che non esistono più gli artigiani del turismo, allora io sono un sopravvissuto. Non vedo futuro nei grandi tour operator, troppo ingessati, quelli piccoli invece, possono essere bravissimi ma non sempre servono: noi proponiamo destinazioni dove siamo specializzati da decenni, difficilmente ne sapranno più di noi. Biglietti aerei? Ormai li pagano tutti in anticipo, abbiamo il bsp, possiamo emettere quello che vogliamo. Lufthansa applica una fee di 16 euro? Nessun problema, non polemizzo neanche, vendo Air France. Se diminuisce il flusso di clienti in agenzia, il vero problema lo hanno i tour operator, noi dobbiamo ricordarci il nostro grande potere, l’informazione e un solo obiettivo: l’agenzia di viaggio deve tornare a fare l’agenzia di viaggio».

marco copeta_arnaldo viaggiMarco Copeta – Arnaldo Viaggi (Brescia)
«Funziona esattamente come per la politica: i grandi tour operator sono la classe dirigente che pensa di fare il bello e il cattivo tempo, noi siamo numeri, siamo solo clienti. Con gli operatori di piccole dimensioni invece c’è maggiore propensione alla collaborazione, del resto lo scopo del mercato è questo: lavorare tutti insieme.
Ora però le agenzie sono più padrone di se stesse, hanno maggiore consapevolezza e, soprattutto grazie ai tanti partner tecnologici, capiscono sempre più che possono essere indipendenti e lavorare da sole ai propri prodotti curando la soddisfazione dei propri clienti».

Gianni Cozzaglia – I Viaggi di Gianni (Milano)
«La mia idea è sempre la stessa e continuo a ribadirla da sempre: i grandi tour operator non fanno le cose di qualità, per quello che è la mia esperienza – forse – non le hanno mai fatte. Ho dei brutti trascorsi, nei lunghi anni di lavoro, con clienti abbandonanti e non accompagnati all’ombra delle piramidi. La nostra scelta è diventata quella di lavorare con i piccoli, con la filosofia del “poco e fatto bene”, noi costruiamo su misura, esattamente come veri sarti».

Pier Luigi Cruciani – H24 Travels (Roma)
Pierluigi Cruciani«Noi nasciamo più di 25 anni fa con un piccolo operatore. Pacchettizzare non è un problema, non di certo per colleghi che come me hanno questa lunga esperienza, il problema sono le norme e i paletti: alcuni agenti che si avventurano nel “fai da te”, pensano di far risparmiare i propri clienti e di guadagnare di più ma i rischi sono altissimi.
Bisogna appoggiarsi a chi ha la struttura economica per affrontare gli imprevisti, specie in un momento come questo, dove il sistema geopolitico è in costante mutamento».