Fiavet e il Fondo con gli inglesi: domande e risposte

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Gianni Bastianelli, Enit; Jacopo De Ria, Fiavet; Dorina Bianchi, sottosegretaria al turismo

Fiavet c’è. L’avvio della presidenza del toscano Jacopo De Ria nel pieno della crisi sul Fondo di Garanzia e sembra aver restituito slancio alla Federazione, interprete dell’emergenza. Sul Fondo si è concentrato il convegno seguito all’assemblea dei delegati, nel villaggio Valtur di San Vincenzo. Dove si è visto anche che il carburante per il rilancio di Fiavet è in buona parte nelle sue associazioni regionali, alcune molto energiche e attive sul territorio.

Nessuna certezza, ancora
Sulle alternative private al Fondo di Garanzia pubblico di notizie certe per ora non ce ne sono. Una soluzione consortile sarebbe in dirittura d’arrivo, studiata da Fiavet con il broker Christian Garrone, in collaborazione con assicuratori britannici e con altri player.

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Christian Garrone, I4T; Jacopo De Ria; avvocato Federico Lucarelli, Fiavet; Pierluigi Fiorentino, Fiavet

Ma intanto anche l’ultimo sondaggio di gruppo Travel conferma che gran parte delle agenzie ancora ignora il problema, e i rischi che contiene. Mentre, come ci ha detto Pierluigi Fiorentino, segretario generale Fiavet e autorevole fiscalista del turismo, «una volta strutturato il Fondo, la sua utilizzazione implica comunque notevole complessità tecnica».

Un ‘tavolo’ in queste ore, e niente proroghe
A San Vincenzo la sottosegretaria al turismo Dorina Bianchi – «che sulle nostre questioni ha speso qualche nottata», ha assicurato De Ria – ha confermato l’impossibilità di un altra proroga del Fondo, oltre quella al 30 giugno, frutto della pressione sul Governo di Fiavet con le altre associazioni. «È una scadenza con l’Europa cui dobbiamo trovare una soluzione – ha detto la sottosegretaria – siamo al lavoro con il nostro ufficio legislativo, faremo tutto il possibile e saremo al vostro fianco». Bianchi ha confermato la riunione imminente di un primo tavolo interministeriale e interassociativo sul Fondo, glissando peraltro su qualsiasi spiegazione dopo un fuggevole cenno a un ipotetico ’conferimento di risorse…semmai dilazionato nel tempo’.

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Alberto Corti, Confcommercio Turismo; Gianni Bastianelli, Enit

4,8 milioni in cassa, ma il Fondo non paga da due anni
Due le notizie certe in convegno: il Fondo contiene ancora 4.8 milioni di euro, destinati a quanto pare a confluire nella Ragioneria Generale dello Stato. E poi il fatto che per due anni il Fondo non ha erogato alcun rimborso. Verosimilmente a partire dal conferimento del turismo ai Beni Culturali, incluso il Fondo fino ad allora affidato alla Presidenza del Consiglio: «Un passaggio di competenze probabilmente vissuto male da molti soggetti», ha considerato tra l’altro dal palco Alberto Corti, responsabile turismo di Confcommercio. Mentre le compagnie assicurative continuano tutt’ora ad alimentare il Fondo con il 4% del valore delle polizze.

Dunque, ha chiarito l’avvocato della Fiavet Federico Lucarelli, «non è stata tanto l’incapienza del Fondo ad innescare l’infrazione Europea, quanto l’inadempienza, con 2mila pratiche inevase su un totale di circa 5.700 richieste dal 2009 a ottobre del 2015». Ora con l’infrazione il Governo giustifica la chiusura del Fondo, imposta dall’articolo 9 della «Legge Europea 2014» (115/2015) che dispone il passaggio della garanzia da pubblica a privata, sottoscritta dalle singole agenzie con banche o assicurazioni, oppure in forma associativa o consortile: tutto peraltro già previsto dal Codice del Turismo (art. 50 comma 3).
E lo stesso prevede nelle linee generali la direttiva europea 2302 del 2015 sui viaggi a pacchetto, che tutti i governi dell’Unione dovranno recepire entro fine 2017 e mandare in vigore entro giugno 2018. Va detto peraltro che la direttiva prevede l’obbligo assicurativo solo per il tour operator, e per l’agenzia solo quando operi da tour organizer.

P1000323Non c’è scampo
Dunque non c’è scampo, le garanzie al consumo vanno ricostituite subito e per quanto possibile come vuole il dettato europeo, per non doverle troppo rivedere tra due anni: dovranno coprire tutti i pacchetti, anche quelli venduti da t.o. extracomunitari in territorio UE; dovranno coprire una quota elevata del fatturato, al quale saranno adeguate; e saranno obbligatorie per tutti, agenzie e tour operator.

Non sarà una copertura a pioggia per tutti
Quanto e come l’operazione sia difficile lo ha spiegato Christian Garrone di I4T, il broker reduce dai colloqui con gli assicuratori britannicidopo la quasi generale rinuncia delle compagnie italiane. Garrone ha parlato delle difficoltà di comunicazione con una cultura nord europea che tra l’altro vede negli italiani interlocutori poco affidabili. «Siamo in dirittura d’arrivo – ha detto – ma non sarà una copertura a pioggia per tutti, stiamo lavorando a una polizza individuale e sulla singola pratica, o per il singolo passeggero. Ma parte del rischio andrà coperto dall’associazione. Poi più che solvibilità e guadagno dell’impresa quel che preme a questi partner è il flusso di cassa, sanno che non siete capitalizzati ma vogliono sapere che mantenete un polmone di liquidità. Non posso parlare di costi ma in Gran Bretagna dove ci sono solo 1.200 agenzie il costo va dallo 0,1 all’1,2% del fatturato». E comunque per dare entro i tempi un rating alle circa 9mila agenzie italiane «abbiamo calcolato che servirebbero 57 persone al giorno, dedicando un’ora a ogni impresa».

DUBBI, DOMANDE E RISPOSTE
Molti dubbi per le agenzie dunque restano irrisolti, in attesa dei prossimi sviluppi. La platea di San Vincenzo ne ha espressi alcuni.

Astoi annuncia il proprio fondo il 9 giugno, e noi faremo in tempo? «Tra qualche giorno – ha detto De Ria – ci saranno compagnie per dare garanzie alle agenzie ‘affidate’. Ma abbiamo parlato con Garrone, e con un gruoppo che ha sia assicurazione che banca, perché il nostro compito è di costituire uno strumento che copra tutte le agenzie, con le quote associative lavoriamo per dare tutela a tutti, sempre. Chiaro che se le agenzie non pagano le loro quote ci impediscono di farlo».

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L’avvocato Federico Lucarelli con Ernesto Mazzi e Cesare Altobelli, presidente e consigliere Fiavet Lazio

Quanto costerà aderire? «Tra i nostri iscritti abbiamo individuato tre cluster di fatturato – dice De Ria – per far partire il fondo basterebbe un versamento medio di 500 euro per impresa, fino a una base intorno ai 250/300mila euro. E nel cronoprogramma che abbiamo presentato al Mibact abbiamo chiesto altri sei mesi: il tempo di dare il via alla procedura e raccogliere le quote di adesione dalle agenzie».

Le associazioni senza scopo di lucro saranno obbligate a garantire i loro passeggeri? «No – ha risposto l’avvocato Lucarelli – peraltro nella nuova direttiva europea le associazioni potranno organizzare viaggi per i soci occasionalmente e non più di due volte l’anno. E dalla direttiva è escluso anche il business travel».

Obbligo di copertura anche per l’incoming? «Si anche l’incoming, dove la destinazione è l’Italia. La direttiva peraltro non distingue tra incoming e outgoing, ma dice chiaramente che anche il tour operator non comunitario che vende l’Italia deve assicurarsi contro insolvenza o fallimento».

E nel caso degli scambi B2B? La norma non si applica alla vendita B2B dei servizi, mentre invece impone la copertura all’organizzatore che vende quegli stessi servizi al cliente. Chiarisce De Ria: «Se io vendo servizi in Italia a clienti stranieri ho obbligo di copertura, mentre se vendo servizi B2B a un operatore Usa, questi è tenuto a garantirli ai propri clienti con una copertura assicurativa. Anche per questo stiamo lavorando per una polizza che copra pratica per pratica».

Dal primo luglio Chi non è coperto cosa farà? De Ria ha prospettato «forse una decina di giorni per una proposta concreta». Dunque qui ancora la risposta manca. Dal primo luglio i clienti rimangono esposti al rischio di fallimento e insolvenza dei fornitori privi di copertura assicurativa. Se l’agenzia non assicurata risulta insolvente il cliente potrà chiedere rimborso e danni con un’azione legale; se è fallita potrà solo iscriversi tra i creditori. Oppure potrà ricorrere contro il fornitore inadempiente nel caso l’agenzia gli abbia provatamente pagato i servizi non erogati. Tutte iniziative costose, lunghe e di risultato incerto.

Ci sono sanzioni per chi non sia assicurato? «Dal primo luglio – ha risposto l’avvocato Lucarelli – scatta l’obbligo di copertura, ma non si parla di sanzioni per chi non lo rispetti. Forse dovrebbero fissarne le Regioni che già fissano i requisiti di esercizio quanto alle polizze RC». Ma alla fine, nota Garrone, «per l’agenzia priva di rating non ci sono alternative al fondo di categoria». E qui si sommano danno e beffa: «L’Unione Europea – ha notato Lucarelli – potrebbe sanzionarci di nuovo per non adempimento dell’obbligo».

Infine chi gestirà il fondo? De Ria ha accennato alla costituzione di un consorzio che includerà oltre alle associazioni anche un istituto finanziario, al quale il regolamento consortile affiderò la gestione del fondo di categoria.

Marina Firrao