Turismo Lgbt: in Italia vale quasi 3 mld di euro. Le adv cosa aspettano?

Un giro d’affari che vale 2,7 miliardi di euro ed è in costante ascesa. Questo il turnover del turismo Lgbt, che coinvolge 3 milioni di persone in Italia secondo l’ultima indagine condotta da Quiiky.

Già questi primi dati dovrebbero stimolare l’interesse di ogni agente di viaggio che ragiona da imprenditore.
Anche perché se è vero che internet è preponderante per informarsi e anche acquistare, questa tipologia di clientela, per disponibilità economica, esigenze e richieste non disdegna il supporto di specialisti del turismo, come possono essere operatori e agenzie di viaggio, specie se in veste di “consulenti”.
Anche perché la clientela Lgbt in campo digital, può definirsi “tecnologicamente evoluta”, ben lontana quindi dalle trappole per neofiti della rete.

Nessun luogo comune, anzi, ancora una volta sono i dati della ricerca a dimostrarlo: il 91% della clientela Lgbt a un account social, il 92% possiede uno smartphone, la media italiana è del 62%, il 52% ha un tablet, contro la media nazionale del 21% e via così entrando nel dettaglio dell’uso dei vari social e di strumenti tecnologici.
Basti solo considerare che il 13% usa regolarmente snapchat, app di instant messaging in voga Oltreoceano ma misconosciuta in Italia.
Tutto questo per dire che la forte connotazione digitale e una certa conoscenza della galassia dell’internet è decisamente influente anche nella scelta e nell’acquisto di un viaggio ma non necessariamente preponderante.
In fase preliminare le agenzie contano per l’11% della community ma in fase di acquisto, per una vacanza lunga, il dato sale al 16%.
Non sono numeri da poco se si considera la costante erosione del web – ma è meglio dire della disintermediazione in generale – verso il ceto medio e non solo.
Unica conditio, suggerita più dal buon senso che dalla ricerca, si può riassumere con l’antico motto “patti chiari amicizia lunga”.

Sì perché essere gay friendly per un’agenzia, un operatore ma anche una destinazione o una catena alberghiera, non può essere un’operazione di facciata, vuol dire invece “dichiararsi”, aprendosi a questo target di mercato con chiarezza e attenzione.

Niente di più e niente di meno di quello che andrebbe fatto con ogni cliente.

Stefano Gianuario