Trasformativo, è così il nuovo turismo: parola di Vogue

I consumatori del 21 secolo, dicono le analisi, chiedono più qualità che quantità, più socialità, prodotti in linea con i loro valori: la risposta sono i nuovi turismi – sostenibile, responsabile, esperienziale – che ora confluiscono nel nuovo concept di turismo “trasformativo”. Vogue USA scrive che sarà il trend di viaggio dominante nel 2017. In Italia se ne parla poco, ma ci sono da tempo agenzie e t.o. sulla strada giusta, ne abbiamo intervistati alcuni.

chef Abdulla Sobah Soneva Fushi Maldive

La brigata di cucina, tutta maldiviana, del lussuoso Soneva Fushi alle Maldive, case history modello di sostenibilità e responsabilità sociale: al centro lo chef Abdulla Sobah, originario dell’atollo Eydhafushi, formato alla Faculty of Hospitality di Male, specialista di cucina orientale, famoso per la cucina maldiviana con prodotti locali.

Perché trasformativo il viaggio lo è per definizione: si torna con un bagaglio culturale e spirituale rinnovato. Ma se questo accadeva un po’ a caso, ora la gente si mette in viaggio consapevolmente per trovare qualcosa dentro di sé che forse c’è ma non si vede, e può cambiarti la vita.  A questo si dedica la neonata TTC, Transformational Travel Collaborative, fondata da un manipolo di specialisti americani di tutti i nuovi turismi, per dare sia ai viaggiatori che ai fornitori di turismo gli strumenti che incoraggiano la crescita personale e professionale di ognuno, lungo il percorso. Perché per dirla con Jake Haupert, cofondatore di TTC e presidente di Evergreen Escapes di Portland “la nostra vita ora è dominata da ritmi e strumenti elettronici – dice – che ci disconnettono da noi stessi, dalle relazioni, dalla natura e dalla cultura».

 ‘Turismo trasformativo’: il viaggio dell’eroe

Associazione to Usa per il turismo trasformativoA tutto questo può rimediare un viaggio, immaginato con i criteri che TTC ricava dalla ricerca accademica di Michael Bennett, VP del prodotto dall’operatore texano Nomad Hill, che chiama ‘viaggio dell’eroe’ quello in cui ci si inoltra nell’ignoto, e si apprende saggezza da culture e luoghi fuori di noi, una conoscenza che potrà cambiare in meglio le nostre vite, e di quelli intorno a noi. Ed è appunto quel che accade al ritorno, che fa la differenza tra il turismo esperienziale e il viaggio trasformativo. Che per essere tale – e questo riguarda anzitutto gli operatori professionali – tende a rispettare tutti i crismi del turismo responsabile e sostenibile, quindi socialmente utile alle comunità che visita, rispettoso delle culture e della natura che le circonda. «Quel che ci serve è di andare un passo oltre la pura autenticità e il viaggio e il viaggio esperienziale» dice Kurt Kutay, presidente di Wildland Adventures, l’operatore di Seattle che sul proprio sito invita a grandi lettere a «Guardare il mondo senza artifici né finzioni».
Il rischio, a questo punto, è che l’attributo di responsabile e sostenibile sia solo un’etichetta di marketing. Ma non mancano gli strumenti per riconoscere il prodotto giusto, dalla definizione che ne da AITR, l’Associazione Italiana Turismo Responsabile, a quelli definiti ancora più a monte dal Global Sustainable Tourism Council, organismo internazionale creato da istituzioni e operatori insieme a UNEP, agenzia per l’ambiente dell’ONU.

Su  Travel Open Daily sfogliabile del 24 marzo 2017 le interviste ad alcuni dei pionieri italiani del ‘turismo trasformativo’  Addiopizzo Travel, Creativiviaggi, Quattrovacanze, e un’idea di quel che ha fatto e continua a fare il consorzio AltoBrembo.