Agenzie di viaggio e viaggi d’istruzione: cronache di un disamore

Un tempo, non troppo remoto a dire il vero, il viaggio di istruzione, la tanto agognata gita di fine anno dagli studenti, passava unicamente in agenzia di viaggio. Nessuno stupore, del resto, fino ai primi anni duemila, tutto passava in agenzia di viaggio, anche il biglietto per il treno regionale che non si voleva fare direttamente in stazione.

Ma torniamo alla storia contemporanea.
Le gite scolastiche fino a una manciata d’anni fa, funzionavano così: un professore “volontario” – nell’accezione fantozziana del termine – veniva incaricato di fare il tour delle sette chiese – leggi agenzie – in cerca di proposte di viaggio per due o tre classi di studenti da caricare su un torpedone, per una ventina di ore di pullman verso le capitali europee, meglio se scarsamente blasonate.
I ragazzi si divertivano e tornavano a casa con un bagaglio, se non proprio culturale, almeno “esperienziale”, le famiglie contenevano la spesa e le agenzie facevano una minima di cassetto in mesi di stanca.
Tutti contenti, eccezion fatta – forse – per i professori.
Poi, il tanto maledetto da più fronti “avvento del web”, la digitalizzazione anche del mondo dei viaggi e il miraggio/spauracchio di un non meglio precisato “fai da te” per risparmiare qualche soldo a scapito di quei “cattivoni” degli agenti di viaggio e delle loro pratiche costose.

Angioletta Seretti

Arriva la legge che (prova) a legiferare
Ma la situazione, adesso, presenta diversi rischi per una serie di motivazioni, che passano da una normativa turistica recepita ma ignorata dalle scuole, da una difficile definizione delle responsabilità istituzionali e da rischi – spesso inconsapevoli – ai quali vanno incontro gli studenti e le loro famiglie, mettendosi in mani non esperte se non quando scarsamente affidabili.
Della questione, che ormai ha i contorni di un annoso, ne abbiamo parlato con Angioletta Seretti, socia dello storico agente Battista Merigo di Brescia, nonché titolare e direttore tecnico della Amerigo ValtrompiaViaggi di Concesio e Gardone Valtrompia.

«La tematica si può riassumere facilmente: esiste un decreto legislativo (79/2011) e una legge regionale (n.27 ottobre 2015) che prevede che le scuole debbano rivolgersi ad agenzie di viaggio e turismo autorizzate per l’organizzazione di viaggi». Tanto chiaro ed esaustivo quanto recepito poco o solo a tratti dagli istituti scolastici.
«Le scuole di norma chiedono circa 6 preventivi per le gite scolastiche a caccia del prezzo più basso – prosegue Seretti – anche se non c’è scritto da nessuna parte che occorre un numero così alto di preventivi. Ma il problema maggiore riguarda gli stage linguistici. Da noi, nel bresciano, nell’80% dei casi gli stage linguistici vengono organizzati in proprio dalle scuole; i professori incaricati contattano direttamente istituti privati stranieri, confezionano il pacchetto e la scuola pubblica italiana paga una società privata straniera, recando un grave danno economico al nostro paese e sottraendosi alle tutele di un’organizzazione tecnica professionista, in questa attività è la scuola stessa a definirsi organizzatrice di stage linguistici, violando la normativa turistica».
Le nebbie (non) di Avalon
Al di là che nel momento in cui il viaggio preveda un transfer, un volo e una sistemazione è già da considerare “pacchetto turistico” e quindi soggetto alle normative di cui sopra, resta l’incognita della copertura assicurativa e soprattutto che rispetti i requisiti imposti dalla comunità europea circa il fondo di garanzia a tutela dei turisti in caso di insolvenza del soggetto organizzatore.
«Facendo un acquisto all’estero non è detto che vi sia l’assicurazione e, se anche ci fosse, non è comunque detto che risponda alle esigenze della normativa italiana – spiega l’agente -, e che, soprattutto, i ragazzi siano effettivamente coperti in caso di necessità».
Quando non è la scuola a pensare a singolari “fai da te”, ci pensano professori o ex docenti o ancora sedicenti tali, a proporre soggiorni all’estero o vacanze studio durante l’estate per perfezionare la lingua.
Di esempi ce ne sono a bizzeffe, come già raccontato dalle colonne di Travel Open Daily nell’articolo “Lo spettro dell’abusivismo dietro i viaggi d’istruzione”.

Dal canto loro, le istituzioni, di ogni ordine e grado, provano a metterci una pezza senza troppa convinzione. Ne è un esempio l’iniziativa su scala nazionale, “Gite scolastiche in sicurezza”, voluta dai ministeri di Interni e Istruzione, volta principalmente a prevenire incidenti su strade e autostrade ma che si limita a controlli, seppur doverosi, della polstrada.

Eppur si muove
Seretti, oltre a essere un’agente di lunga esperienza, anche in materia di viaggi di istruzione, è socia fondatrice, ex presidente e membro del consiglio direttivo di Abivt, associazione di adv in seno a Confesercenti, molto attiva in Lombardia e membro della presidenza di Assoviaggi nazionale.
«Abbiamo fatto diverse azioni di pressing sul provveditorato – racconta – ma l’atteggiamento del provveditorato è stato mandare una circolare con la regolamentazione», lasciando quindi alle scuole la possibilità di ignorare il “richiamo” e rivendicare la propria autonomia decisionale.

«Due anni fa un istituto pubblico bresciano ha emanato un bando pubblico per l’organizzazione di uno stage linguistico, che noi abbiamo visto – ricorda Seretti – l’anno successivo, lo stesso ha organizzato “in proprio” bypassando le agenzie di viaggio, motivando che il costo tramite agenzia fosse stato troppo alto. Peccato che in quella occasione, fossero state imposte gratuità docenti ogni 8/ 10 studenti ed alloggio in hotel con trattamento di pensione completa, facendo lievitare “naturalmente” il prezzo. Il punto, a mio avviso, è che la ricerca di soluzioni “fai da te”comporta poi un risparmio di 20/30 euro a studente. Mi chiedo se non sia il caso di far decidere alle famiglie pagantise intendono spendere qualche euro in più per far viaggiare in sicurezza i propri figli,piuttosto che risparmiare a tutti i costi perché le scuole possano vantarsi di organizzare in proprio, spinte dal tema del risparmio. Senza dimenticarci che c’è una legge e questa  che dovrebbe essere rispettata».
L’idea di Seretti è quella di proseguire all’interno di Assoviaggi la “battaglia” portando la questione all’attenzione del Miur.
Di certo, la questione è tutto fuorché risolta.

Stefano Gianuario